brad pitt

    Etimologia della parola

    Il termine prosopagnosia, coniato nel 1947 dal neurologo tedesco Joachim Bodamer, deriva dall’abbinamento delle parole greche pròsopon (faccia, volto) e agnosìa (ignoranza, non conoscenza). Il significato letterale è dunque “mancato riconoscimento di una faccia”.

    Che cos’è la prosopagnosia

    Si tratta di un deficit cognitivo percettivo, per cui un individuo affetto da prosopagnosia è incapace di riconoscere i volti delle persone conosciute e in alcuni casi perfino il proprio volto allo specchio o in foto.
    In medicina, l’agnosia è un termine generico usato per indicare un disturbo discriminatorio sensoriale, che può essere di tipo acustico, tattile o visivo. Il deficit individuato da Joachim Bodamer è proprio un’agnosia visiva.

    Tipi di prosopagnosia

    Si possono distinguere due tipologie di prosopagnosia in base al momento in cui essa si manifesta nella vita di un essere umano:

    • Il primo caso è la prosopagnosia congenita, una condizione presente sin dalla nascita. Le cause specifiche sono ancora poco chiare, anche perché non esistono lesioni di natura neurologica in presenza di questo disturbo. Secondo alcuni professionisti però si tratta di una disfunzione ereditaria e genetica, ma anche questa teoria ancora non è stata accertata, perché è di recente scoperta; infatti la comunità scientifica fino a pochi decenni fa riteneva l’incapacità di riconoscere i volti come conseguenza esclusiva di una lesione cerebrale.
    • La prosopagnosia acquisita invece interessa la porzione inferiore del lobo occipitale, la corteccia temporale anteriore dell’emisfero destro e la circonvoluzione fusiforme. Queste tre zone del cervello hanno la funzione di elaborare le informazioni reperibili guardando il viso di una persona, affinché si possano associare a certi tratti un nome o un’identità.
      Nella maggior parte dei casi questa tipologia è conseguente a un’emorragia cerebrale o a un infarto dell’arteria cerebrale posteriore. Può anche presentarsi raramente dopo una lobectomia temporale, un tumore al cervello, una grave encefalite, un’atrofia cerebrale del lobo temporale.

    I medici nel corso degli ultimi decenni hanno dimostrato che la prosopagnosia non è legata in alcun modo a problemi di memoria, a difficoltà di apprendimento o a problemi e perdita di vista.

    Quando rivolgersi al medico

    Se un individuo nel corso del tempo assoda di avere difficoltà nel riconoscimento del volto delle persone, dovrebbe rivolgersi a un medico specialista per poter verificare con certezza il sospetto di prosopagnosia.

    I test di accertamento

    Esistono vari test che il neuropsichiatra sottopone al paziente per individuare il deficit cognitivo percettivo in questione. Cosa fa dunque il medico per verificare la presenza della prosopagnosia? Principalmente mostra delle fotografie di personaggi celebri al suo paziente e gli chiede di riconoscerli oppure mostra le fotografie di volti sconosciuti e lo invita ad indicare le somiglianze e le differenze o ancora presenta delle immagini rappresentanti alcuni volti di persone ignote e richiede una descrizione delle espressioni, del genere e della presunta età.

    Sintomi ed effetti conseguenti

    Dal precedente excursus informativo, si deduce che l’unico sintomo della prosopagnosia è il mancato riconoscimento dei volti sia delle persone conosciute sia del proprio, nei casi più critici.
    In quanto animale sociale, l’uomo necessita dell’elaborazione dei tratti tipici di un volto per poter attribuire a quest’ultimo un’identità e un nome al fine di vivere al meglio le proprie relazioni interpersonali.
    Sugli individui con questo disturbo sono state identificate alcune complicazioni:

    • Disturbo d’ansia sociale o fobia sociale;
    • Paura ed evitamento delle situazioni sociali;
    • Problemi d’interazione nell’ambito prima scolastico e poi lavorativo;
    • Incapacità o difficoltà nell’instaurazione di rapporti relazionali con conoscenti, amici e parenti;
    • Conseguenti momenti di depressione.

    Terapia

    Attualmente non esistono trattamenti specifici che possano curare le persone affette da prosopagnosia sia che questa riguardi la prima tipologia, cioè quella congenita, sia che riguardi la tipologia acquisita. Gli esperti ritengono che scoprire le reali cause scatenanti sarebbe una svolta anche in ambito terapeutico al fine di trovare una possibile cura.

    Come vivere con la prosopagnosia

    Vivere con questo deficit è difficile, ma non impossibile.
    L’antropologo britannico Robin Dunbar ha dimostrato che ogni individuo ha una propria rete sociale, o social network, composta da 150 membri. Questo numero, conosciuto con il nome di Numero di Dunbar, è stato calcolato secondo studi di sociologia e antropologia; indica la quantità approssimativa di persone con cui un unico individuo instaura diversi legami che vanno dalle conoscenze, alle amicizie, ai vincoli familiari.
    Ora immaginate di conoscere all’incirca 150 persone, di vivere in casa con la vostra famiglia, di recarvi a lavoro e incontrare i vostri colleghi, di passare una serata con i vostri amici e non riconoscere neppure il volto, le espressioni, le peculiarità facciali di ciascuno di loro. Ci si ritrova davanti a tante facce senza un’identità.
    Convivere con la prosopagnosia però è possibile, bisogna trovare degli escamotages e adottare delle strategie che possano compensare questa disfunzione. I metodi più comuni per raggirare questo disturbo sono il riconoscimento di una persona attraverso la voce di questa oppure concentrarsi su alcuni particolari, quale ad esempio il taglio di capelli.