Aldosterone

    Il Morbo di Conn, noto anche come iperaldosteronismo primario, è un disturbo caratterizzato dall’eccessiva produzione dell’aldosterone, un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali (due piccoli organi posti sulla sommità dei reni) il cui scopo principale è la regolarizzazione dei livelli di sodio e di potassio.
    Nella maggior parte dei casi questa patologia colpisce prevalentemente il sesso femminile tra i 30 e i 50 anni di età.
    È presente in circa il 10% delle persone con pressione alta ed è la forma più frequente di ipertensione arteriosa di origine endocrina.
    Questa malattia prende il nome dall’endocrinologo statunitense Jerome Conn che, nel 1955, la descrisse per la prima volta all’Università del Michigan.

    Cause del Morbo di Conn

    La causa principale della sindrome di Conn generalmente è interna al surrene, questo significa che dipende dalla disfunzione delle ghiandole surrenali, che producono una quantità eccessiva di aldosterone.
    Ciò può essere dovuto, nella maggior parte dei casi, ad un tumore benigno (adenoma) del surrene che produce in modo autonomo l’ormone o ad un ingrossamento di una o di entrambe le ghiandole (iperplasia unilaterale o bilaterale).
    L’aldosterone viene regolato da un altro ormone prodotto dal rene, la renina, il quale viene rilasciato in risposta a stimoli fisiologici.
    Sia la renina che l’aldosterone fanno parte di un delicato sistema in grado di regolare la pressione sanguigna, il volume del sangue circolante e il tono della muscolatura arteriosa e creare in questo modo un perfetto equilibrio all’interno dell’organismo.
    Raramente si verificano casi di neoplasie maligne.

    Ad oggi non si conoscono con certezza i fattori responsabili di questa patologia.
    Non potendola prevenire, è fondamentale avvicinarsi ad uno stile di vita sano per mantenere bassa la pressione arteriosa ad esempio con:

    • Una dieta equilibrata sana, povera di sale;
    • Peso adeguato;
    • Esercizio fisico;
    • Assunzione limitata di alcool e caffeina;
    • Non fumare.

    Sintomi e diagnosi della patologia

    In alcuni casi il paziente può essere asintomatico, ma in genere i sintomi più comuni sono:

    • Innalzamento della pressione sanguigna;
    • Bassi livelli di potassio nel sangue;
    • Bassa acidità del sangue (alcalosi metabolica);
    • Stanchezza;
    • Debolezza muscolare;
    • Spasmi muscolari;
    • Emicrania;
    • Stimolo frequente di urinare;
    • Sensazione di formicolio.

    Solo in caso di complicanze possono insorgere malattie come ictus, insufficienza renale e aritmie.
    L’eccessiva produzione di aldosterone è responsabile della carenza di potassio nel sangue, con la comparsa di debolezza muscolare fino alla paralisi.
    La conseguenza più temibile è l’ipertensione, poiché il rene trattiene elevate quantità di sodio e questo comporta un aumento dei liquidi circolanti causando danni cardiovascolari.
    Di conseguenza in soggetti con ipokaliemia (carenza di potassio nel sangue) e ipertensione resistente si sospetta maggiormente tale patologia.

    Dopo un’attenta valutazione dei sintomi, il medico proseguirà con degli accertamenti più specifici per diagnosticare la sindrome.
    Come prima diagnosi i test che vengono effettuati servono a misurare i livelli di aldosterone e potassio nel sangue, ad analizzare l’attività nel sangue della renina (enzima rilasciato dai reni) e infine viene effettuato il test ai reni attraverso gli ultrasuoni.
    Successivamente per localizzare la malattia i pazienti devono sottoporsi ad ulteriori esami come la tac (tomografia computerizzata) dell’addome, la risonanza magnetica o la scintigrafia; attraverso questi mezzi è possibile determinare se l’iperaldosteronismo è dovuto ad un tumore o ad un’iperplasia (ingrossamento anomalo delle ghiandole).

    Terapia per il Morbo di Conn

    In presenza di tumore l’unica soluzione possibile è la rimozione chirurgica, che nella maggior parte dei casi risolve completamente l’ipertensione.
    Può, però, succedere in alcuni casi che l’ipertensione persista anche se l’aldosterone è normalizzato.

    Nei casi di iperplasia non è consigliato il trattamento chirurgico, ma la somministrazione di farmaci, come lo spironolattone o i suoi derivati, che bloccano l’azione dell’aldosterone e stimolano i reni ad eliminare attraverso le urine l’acqua e il sodio in eccesso, riducendo la perdita di potassio dall’organismo.
    In circa la metà dei pazienti con iperplasia è necessario, però, associare una terapia antipertensiva, per favorire l’abbassamento della pressione sanguigna.

    Iperaldosteronismo secondario

    Esiste anche un altro iperaldosteronismo, quello secondario ed è caratterizzato dalla presenza di valori elevati di aldosterone con valori normali di renina.
    La pressione può essere normale o alta.
    La causa di questa condizione patologica è da ricercare al di fuori dei surreni, può essere provocata da una qualunque malattia come la cirrosi epatica (malattia degenerativa del fegato), l’insufficienza cardiaca congestizia (scompenso cardiaco), e altre malattie renali più rare.
    L’aldosterone non deve essere dosato nei pazienti che assumono diuretici, in quelli che bevono troppa acqua o che usano contraccettivi e aspirina e nelle donne incinte perché in tutti questi casi sia l’aldosterone che la renina sono elevati.
    La causa più importante dell’iperaldosteronismo secondario è il restringimento dei vasi sanguigni diretti verso i reni e può essere curato con un intervento chirurgico di angioplastica.
    Sia l’iperaldosteronismo primario sia quello secondario vengono trattati dal nefrologo, medico specializzato nella cura dei reni e nel trattamento delle malattie che possono colpirli.