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I markers tumorali sono degli indicatori biochimici la cui concentrazione nel sangue può essere correlata alla presenza o alla progressione di un tumore. Tali molecole non posseggono però una specificità tale da poter essere utilizzate per la diagnosi precoce di cancro in persone sane e asintomatiche.

È necessaria una premessa importante. Il loro valore può, infatti, risultare alterato anche in circostanze diverse dalla presenza di una neoplasia. Ad esempio in caso di malattie benigne, particolari stili di vita e manovre diagnostiche. Ma anche in caso di infezioni, curabili con terapia farmacologica.

Come sempre raccomandiamo di seguire attentamente le indicazioni del medico. E di non seguire, in nessun modo, terapie fai da te. Possono provocare danni, anche irreversibili, alla salute.

Oggi scopriamo quali sono i markers tumorali più utilizzati e perchè sono importanti. Vi raccomandiamo, vista l’importanza dell’argomento trattato, di non limitarvi alla raccolta di informazioni via web. La cosa più corretta da fare è mantenere un rapporto più aperto possibile con il medico di fiducia. Fate a lui tutte le domande che ritenete opportune. Soltanto il medico è in grado di rispondere nel dettaglio, valutando il vostro quadro clinico personale.

Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare il sito ufficiale di AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

Indice dei Contenuti
Che cosa sono i markers tumorali
Cause non tumorali legate all’aumento dei marcatori
CA 125
GICA o CA 19.9
CA 15.3

Che cosa sono i markers tumorali

I marker tumorali sono un gruppo eterogeneo di sostanze, tra cui proteine, ormoni ed enzimi, rilevate nel sangue, nelle urine e in altri fluidi e tessuti corporei. Sono utilizzati per indicare la presenza di possibili neoplasie.

Quando furono scoperti più trent’anni fa si pensò di aver trovato uno strumento altamente specifico per l’identificazione precoce dei tumori maligni. Oggi sappiamo che non è così. I marcatori tumorali, infatti, non sono prodotti solo dal tessuto neoplastico ma anche da tessuti normali o affetti da malattie benigne. Ciò significa che vi possono essere dei “falsi positivi” (soggetti sani con marcatore positivo) o “falsi negativi”.

Quindi, per la loro aspecificità, i markers tumorali non sono idonei nella diagnosi precoce e/o nello screening di massa. Sono però utili per effettuare una diagnosi differenziale in presenza di sintomi di una malattia tumorale.

In caso di diagnosi già fatta consentono di:

  • Determinare le caratteristiche tumorali;
  • Valutare le opzioni terapeutiche;
  • Monitorare la risposta ai trattamenti chirurgici o chemioterapici o un’eventuale recidiva post-terapia. In pratica, la riduzione dei livelli del marcatore nei soggetti sottoposti ad un trattamento per il tumore suggerisce che la malattia risponde bene alla cura. Al contrario una mancata diminuzione o un aumento indicano l’inefficacia del trattamento. Elevate concentrazioni del marcatore nel post terapia sono, invece, sintomo di recidiva.

Vi sono markers tumorali specifici per ogni organo. Ad esempio il ca 15-3 è utilizzato per il carcinoma alla mammella mentre AFP è un antigene onco-fetale tipico nel tumore al fegato. Il B2M è la proteina utilizzata per i tumori del sangue (mieloma, linfoma e leucemie).

In genere, per garantire un’elevata sensibilità analitica, i marker tumorali vengono misurati tramite immunometria, cioè facendo reagire il marcatore con un anticorpo specifico e misurando l’intensita della reazione.

Cause non tumorali legate all’aumento dei marcatori

Abitudini come il fumo e l’alcol possono, ad esempio, causare un aumento dei marcatori CEA e TPA. Tra gli eventi fisiologici legati ad un aumento dei valori troviamo le mestruazioni. Possono, infatti, alterare il valore del ca 125 (marcatore usato nel tumore ovarico). Anche l’attività sessuale nel maschio può causare un aumento del marcatore PSA, utilizzato per il tumore alla prostata.

Quando un organo viene colpito da una malattia non neoplastica si verifica un aumento degli stessi marcatori prodotti quando quell’organo è affetto da tumore. Quindi, ad esempio, i valori di PSA possono risultare alterati anche in presenza di ipertrofia prostatica. Quelli di ca125 possono aumentare in caso di endometriosi e quelli di ca19-9 (marcatore usato nel carcinoma del pancreas) possono raggiungere valori molto elevati in presenza di pancreatite o ittero.

Anche numerose manovre diagnostiche o terapeutiche possono alterarne il valore. Per esempio, la gastroscopia può indurre variazioni del TPA.

CA 125

Il CA125, acronimo di Cancer Antigen 125, è un antigene carboidratico marcatore del carcinoma all’ovaio. Questa patologia colpisce 4000-5000 donne all’anno in Italia.

Si tratta di una glicoproteina appartenente al gruppo della mucine molto utile nel follow-up post trattamento, dove assicura una sensibilità vicina al 100{693f4616072774ea91ef247f4155f9dfe80db7f9af2c3a3cb52a551f743a6ee1} nei confronti delle recidive. Questo antigene viene prodotto da diversi organi: utero, cervice uterina, tube di Falloppio, endometrio. È però prodotto anche dai tessuti degli organi dell’apparato respiratorio e dell’addome.

Il ca125 è presente anche nell’endometrio normale e nei fluidi uterini. Questo giustifica la maggiore quantità ematica dell’antigene durante le mestruazioni e il primo trimestre di gravidanza. Altre condizioni legate ad un aumento di questo marker sono: peritonite, infiammazione del pavimento pelvico, cisti ovariche, fibromi uterini, patologie epatiche, endometriosi e pancreatite.

Il marcatore ca125 è utilizzato principalmente per monitorare l’esito della terapia adottata per il tumore ovarico, oppure per confermare la diagnosi della malattia. Inoltre, la misurazione di questo marker è raccomandata alle donne a rischio di tumore alle ovaie, come in caso di familiarità. In presenza di sintomi sospetti e di ca 125 alto, si attua la combinazione di un altro marcatore, l’HE4 (Human epididymis protein 4). Si tratta di un marker che, grazie alla maggiore specificità, permette di differenziare tra tumore maligno e patologia benigna in caso di aumento dell’antigene ca125.

Il valore di ca 125 considerati normali sono quelli compresi tra 0 e 35 U/mL.

GICA o CA 19.9

L’antigene carboidratico ca 19-9 è un marcatore utilizzato per indicare la presenza di neoplasie gastrointestinali. In particolare tumore al pancreas, alle vie biliari, allo stomaco e al colon. Valori anomali si possono però riscontrare anche in presenza di patologie benigne. Tra queste pancreatiti croniche, calcolosi biliare e cirrosi epatica.

Nel caso del tumore al colon-retto sono molto frequenti i falsi positivi. Per questo l’analisi del ca 19-9 è spesso abbinata al dosaggio del marcatore cea (antigene carcino embrionario). Si parla di cea alto quando è superiore a 3 ng/ml.

Per la sua ridotta specificità e sensibilità il marcatore ca 19 9 non è adatto allo screening della popolazione. È però molto utile per monitorare i pazienti con patologia già diagnosticata.

I valori normali sono quelli inferiori a 40 U/mL.

CA 15.3

Ca 15.3, acronimo di Cancer Antigen 15.3, è il marcatore usato per il monitoraggio del tumore alla mammella già diagnosticato e in stadio avanzato. È importante precisare che l’aumento di questo antigene non si verifica in tutte le donne colpite da cancro alla mammella. Soprattutto quando è in fase iniziale, cioè prima che metastatizzi. Inoltre basse concentrazioni dell’antigene nel circolo ematico non si traducono automaticamente in un’assenza di tumore alla mammella.

Bisogna altresì considerare che valori alti di 15.3 si osservano anche in caso di tumore ovarico, al colon-retto, al polmone e alla prostata. Ma non solo. Si possono avere valori alti in presenza di patologie benigne. Tra queste endometriosi, malattie reumatiche, cirrosi epatica e infiammazioni pelviche.

A causa della scarsa specificità, il test del ca 15 3 non viene utilizzato a fini diagnostici e di screening. Il suo dosaggio risulta utile per monitorare l’evoluzione della malattia e l’efficacia dei trattamenti.

I valori normali dell’antigene 15-3 sono quelli inferiori ai 32,4 U/mL.

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